Acque di rifiuto

Sono le acque che i molti stabilimenti industriali sorti lungo l’Olona scaricano nel fiume dopo una assai problematica depurazione.

Pei bisogni delle industrie l’acqua viene derivata dall’Olona, ma più spesso viene estratta meccanicamente da pozzi praticati negli stessi stabilimenti allo scopo di averla limpida e pura, ma dopo l’uso scendono in Olona variamente tinte e talvolta fortemente inquinate.

Dalla Relazione 1912 del Prof. Menozzi risulta che da Varese a Legnano sono in funzione 34 stabilimenti di vario genere, cartiere, concerie, tintorie, candeggi ecc.  scaricanti in Olona circa 15 mila metri cubi di acque di rifiuto nelle 24 ore.

Ma da allora il lavoro, specie delle concerie, crebbe notevolmente con evidente pregiudizio degli utenti d’irrigazione, per essersi lungo l’Olona manifestati anche diversi casi di carbonchio.

Queste acque di rifiuto variamente tinte contengono in soluzione o sospesi sali di rame, ferro, cromo, stagno e arsenico oltre a cloro, solfiti, cianuri e acidi di ogni specie.

Le acque d’Olona, come leggesi in alcuni diplomi rilasciati dai Duchi di Milano, servivano allora ad purgationem pannorum e ad substentationem bestiarum, ma ora male servono alle lavanderie e sono assolutamente imbevibili.

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pag. 4-5.

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