Angelo Sonzini

Da quando sono nato, nel 1938, ho sempre abitato qui; tutta la mia famiglia, anche mio nonno, ha sempre vissuto qui al mulino. Sebbene mio nonno appartenesse a una famiglia di mugnai era l’unico dei quattro fratelli a non praticare questo mestiere, lui infatti era fabbro; conservo ancora l’insegna della sua attività che reca esattamente la dicitura “Sonzini Angelo, fabbro con fabbrica di reti metalliche e frena ruote per carri e carretti”. E forse ho ereditato proprio da lui la passione per il lavoro manuale tanto è vero che mi ritrovai a lavorare già a 16 anni nell’officina Conti come montatore e attrezzista, dove tra l’altro lavorava già mio padre. Facevo un po’ di tutto, lavoravo sulle macchine come il tornio, la fresa e la strozzatrice, tutte macchine meccaniche. Poi l’officina chiuse per fallimento e poco tempo dopo mi arrivò una proposta di lavoro come meccanico attrezzista dalla ditta Macchi: a quei tempi infatti gli operai dell’officina Conti erano molto ricercati perché erano particolarmente preparati, specializzati e allo stesso tempo sapevano davvero fare un po’ di tutto. Fu difficoltoso per me insierirmi in un’azienda aeronautica, perché venivo dal settore meccanico, che era decisamente tutt’altra cosa, ma venni affiancato da un uomo anziano che mi insegnò i trucchi del mestiere e così cominciai la mia formazione e il mio percorso all’interno dell’azienda. Mi piaceva molto quel lavoro, non era un lavoro di catena, anzi era creativo: ci davano un attrezzo da costruire e in sostanza noi dovevamo progettarlo, ci davano i disegni da seguire ma per realizzare certi particolari bisognava stuzzicare un po’ la fantasia e quindi inventare, creare. Poi nel 1991 mi sono ritirato, erano anni in cui c’era poco lavoro e così ho preferito lasciare il posto ai giovani, anche se mi è dipiaciuto particolarmente lasciare il mio posto di lavoro.

Angelo Sonzini, Gurone, Malnate (Va), 14 febbraio 2012.

 

 

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