Coltivare in modo naturale: agricoltura biologica

Coltivare in modo naturale: agricoltura biologica

Se ci si pensa bene, è alquanto assurdo che si debba certificare il biologico, che di per sé è una cosa normale come diceva anche Petrini, il presidente di Slow Food, in un articolo che ho letto di recente. Avrebbe sicuramente più senso certificare un prodotto che non è naturale, dove si utilizzano pesticidi o quantomeno sostanze chimiche,  piuttosto che una coltura biologica, che poi non è altro che l’agricoltura tradizionale, naturale. E quindi è così che abbiamo deciso di puntare al biologico, perchè fondamentalmente lo abbiamo sempre fatto, mio nonno coltivava l’orto e noi siamo andati avanti usando lo stesso metodo, quello naturale. Tutti oggi vogliono questa certificazione, ma c’è anche da dire che in fondo, se si conosce il produttore o perché si è amici o perché si ha una certa rete di conoscenze viene quasi spontaneo fidarsi della genuinità del prodotto, anche senza la certificazione. Ed è forse per questa ragione, ovvero  la mancanza del contatto diretto e del rapporto di fiducia tra produttore e consumatore, che le richieste di certificazioni si fanno sempre più pressanti; i compratori vogliono, comprensibilmente, delle garanzie. Sloow Food in questo senso va proprio nella giusta direzione, cioè mette insieme dei produttori locali nello stesso luogo, in periodi costanti, richiedendo che siano sempre presenti. In modo tale che si crei un punto di riferimento fisso, una sorta di mercato, che è il luogo tradizionale di ritrovo e di conoscenza per antonomasia ed così che la gente si incontra, si conosce, scopre e anzi, riscopre i prodotti locali. Il mercato è sicuramente il luogo più idoneo per stabilire questi rapporti ed eventi come sagre, eventi locali o rionali andrebbero sicuramente promossi. La terza domenica di maggio per esempio Cantello si popola moltissimo, le persone arrivano da diverse zone della provincia per la Sagra dell’asparago: qui ogni agricoltore presenta il suo mazzo di asparagi che viene giudicato in base all’uniformità del mazzo, alla lunghezza, alla regolarità del taglio dei gambi. E’ proprio una bella festa con tanto di premiazione! Così come per gli eventi locali andrebbe incentivato anche l’incontro tra gli agricoltori, dove il dialogo è sostanzialmente assente. A Cantello ad esempio, in vista dell’ottenimento dell’IGP per l’asparago, si è appena costituito un comitato di agricoltori, è un tentativo per avere dei contatti con gli altri coltivatori, e anche la Coldiretti ha cercato di riunire gli agricoltori della zona, ma le riunioni sono sempre alquanto problematiche, e siamo solo in cinque, meglio non immaginare se fossimo di più. C’è un individualismo molto forte, probabilmente dovuto al contesto territoriale, fatto di piccole produzioni. Sarebbe bello se tutti e cinque i produttori si riunissero in un coordinamento o in un comitato, come succede in quasi tutti gli altri settori, perché ne trarrebbero tutti dei benefici. Ad esempio, per il lavaggio e il taglio dell’asparago esiste un macchinario molto costoso e che si utilizza in una mezza giornata di lavoro. Se si utilizzasse quell’unica macchina a rotazione, ognuno risparmierebbe non pochi quattrini e in pochi anni avrebbero ammortizzato la spesa dell’acquisto del macchinario, piuttosto che impiegarci decenni. Purtroppo la chiave di tutto è la comunicazione, il dialogo e se i problemi non li condividi è anche difficile risolverli.

Federica e Giovanni Baj, Cantello (Va), 6 febbraio 2012.

 

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