Il fiume invisibile. Il lavoro

Candeggio

Parecchi stabilimenti di sbianca con processi chimici furono impiantati lungo l’Olona sotto il nome di candeggi. Esssi scaricano nel fiume le acque di rifiuto dopo una confacente depurazione. Tutte le tintorie sono provviste di un reparto di candeggio. La sostanza più in uso per questa preparazione è l’ipoclorito di calcio. Nel 1920 i principali stabilimenti di candeggio lungo l’Olona sono qui sotto elencati:

  • Visconti esercito da Gadda         in Fagnano
  • Comi successo a Careghini         in Fagnano
  • Pigni fratelli                                in Fagnano
  • Scandroglio                                 in Fagnano
  • Candiani Enrico con tintoria       in Fagnano
  • Lualdi & Grassi                           in Marnate
  • Tosi già Alfieri                            in Castellanza
  • Cotonificio Cantoni                     in Castellanza
  • Binda & C. già Castiglioni          in Castellanza
  • Cerrini & C.                                 in Castegnate
  • Mottana & C. già Bernocchi       in Legnano

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pagg. 4-5.

Cartiere

Nel 1818 le Cartiere in esercizio lungo il fiume Olona erano le seguenti:

  • Molina               in Varese
  • Molina               in Malnate
  • Merati               a Lozza
  • Vita&Mayer      a Lonate Ceppino

Nel 1819 la Cartiera Molina di Malnate fu soppressa ed il fabbricato fu aggregato all’Officina meccanica Conti e nel 1920 la Cartiera di Varese passò alla società Cartiera Valle Olona.

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pag. 74.

Coltivare in modo naturale: agricoltura biologica

Se ci si pensa bene, è alquanto assurdo che si debba certificare il biologico, che di per sé è una cosa normale come diceva anche Petrini, il presidente di Slow Food, in un articolo che ho letto di recente. Avrebbe sicuramente più senso certificare un prodotto che non è naturale, dove si utilizzano pesticidi o quantomeno sostanze chimiche,  piuttosto che una coltura biologica, che poi non è altro che l’agricoltura tradizionale, naturale.
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Coltivare a rotazione

I miei nonni erano affittuari della prebenda parrocchiale, cioè della parrocchia di Vanzago, che fin dal '300 aveva circa trecento pertiche di terra in Vanzago, in tre o quattro dislocazioni, che affittava a cinque o sei famiglie. Una di queste famiglie era quella del mio bisnonno. Avevano un contratto come gli altri contadini, solo che il reddito di questa roba qui andava al parroco. I miei nonni, come tutti, coltivavano a rotazione: una parte a frumento, una parte a granoturco, una parte a prato, perché avevano una o due mucche, poi un vitello, possibilmente ogni anno, ma non è detto. Questa terra l'han tenuta finché hanno venduto le case, perché poi a metà anni '50 anche loro hanno comprato un lotto.

Gioachino Mauri, Castellanza (Va), 8 marzo 2011.

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