Giovanni Bernasconi

Sono Giovanni Bernasconi, sono nato nel 1939, ho 73 anni. Sono venuto in questo mulino nel 1951, prima vivevo in un mulino più a monte. Mia mamma era una Realini e sposò un Bernasconi. La mugnaia era mia mamma, ovvero la professione di mugnaio viene dalla parte della sua famiglia, mio papà era muratore. Dopo è andato avanti a fare anche lui il mugnaio, è andato avanti dopo la guerra, però ha iniziato la mamma. Al mulino dove vivevamo all’inizio c’era il nonno e uno zio, fratello della nonna. Mio nonno aveva un fratello che lavorava insieme a lui al mulino. La moglie dello zio aiutava al mulino, invece mia nonna lavava i panni, faceva da mangiare, badava alla stalla. Eravamo in tanti in quel mulino, subito dopo la guerra: io, mia mamma, mio papà, mio fratello, il nonno e la nonna, lo zio con la zia e una sorella di mia mamma, anzi due. Il mulino dov’eravamo da piccoli ha smesso appena siamo venuti qui noi nel 1951. Quando ci vivevamo tutti, eravamo in tredici. Per quello che poi mio papà e mia mamma han detto “Qui siamo in troppi”. Mangiare per tutti non c’era, il lavoro neanche. Poi è capitato che vendevano qui, questo mulino.

C’era questa cucina e sopra c’era la camera di mio papà e mia mamma, dormivamo tutti insieme. Però non siamo entrati subito quando siamo venuti qui. Dovevamo andare a dormire alla sera in paese da una zia perché qui c’erano ancora quelli che hanno smesso ma che non volevano andare via perché non trovavano la casa. Abbiamo fatto un inverno avanti e indietro. Mio papà e mia mamma stavano qui a macinare fino a tardi, fino a mezzanotte o l’una, mentre noi bambini, io e mio fratello, andavamo da questa zia che ci ha accolto, dormivamo e andavamo a scuola la mattina. Dicono, dicono, ma era duro, per noi magari no perché eravamo ragazzini, ma per la mamma sì.

Giovanni Bernasconi, Malnate (Va), 14 febbraio 2012.

 

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