Vanzago, tra manifattura e urbanizzazione

L’immigrazione a Vanzago è stata pochissima, anche la prima immigrazione, quella cosiddetta  meridionale. Non sono arrivati in molti a Vanzago, perché Vanzago, per una serie di ragioni, non aveva impiego diretto, fabbriche dirette. C’era il salumificio fratelli Carini e l’officina Cantoni. Arrivavano dal Trentino, in particolare della val di Cembra. Da quella zona sono arrivate diverse famiglie e lavoravano per Cantoni. Invece, con la filanda, ci fu immigrazione residenziale.

Chiuso il Cotonificio Valle Ticino, venne il deposito della ditta Ambrosetti, che accumulava le auto da sdoganare e da smistare in tutta Italia. Erano auto francesi e tedesche. Cominciarono a occupare tutti i capannoni della ex fabbrica, poi occuparono i prati dietro, acquistandoli. La gente si faceva in quattro a venderli perché era agricolo. Molti che non vendevano affittavano, ma erano ancora liberi, in particolare in quella zona dove cominciava a comparire una villetta qua e una villetta là. Allora affittavano anche piccoli lotti pur di mettere macchine. Non li vendevano perché attendevano di costruirsi una bella casa e intanto prendevano un bell’affitto. Sono arrivati a occupare perfino il campo sportivo in un periodo in cui la squadra di calcio non c’era più, sono arrivati a occupare mezza area dell’oratorio perché anche il prete gli dava un buon affitto. C’era Vanzago dilagante di auto.

Gioacchino Mauri, Castellanza (Va), 8 marzo 2011.

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