Uso delle acque, privilegi ed equità

Le bocche privilegiate, a parte in questi periodi, non erano soggette all’orario settimanale, quindi estraevano sempre e questa era una delle cause di lamentela degli altri, perché nel periodo in cui l’acqua poteva servire di più, ce n’era meno. Ci sono varie pubblicazioni risalenti alla fine dell’800, tra cui quelle del notissimo Ingegner Luigi Mazzocchi, che forse ha lasciato più pubblicazioni di tutti, che durante una delle assemblee di fine ’800 preparò un lavoro sulle bocche privilegiate e sulle altre bocche. In occasione delle assemblee, infatti, davano anche notizie gli utenti. Oltre a elencarle in maniera ordinata, Mazzocchi fece un lungo discorso per far capire che le bocche privilegiate erano un lusso ormai insostenibile, così come il pretendere il diritto di avere l’acqua sempre e a tutte le ore, quando poi non ne restava agli altri. Se vogliamo fare una sintesi, il lavoro del Consorzio è sempre stato un lavoro di equità, o per lo meno un lavoro di ricerca dell’equità tra l’alto e il basso del fiume e tra i più privilegiati e i meno privilegiati. Non so con esattezza se poi siano arrivati a conclusioni pratiche, prima che l’acqua dell’Olona diventasse un po’ meno importante per i mulini perché intanto interveniva l’energia elettrica. Quello della perequazione delle uscite comunque era un tema. Tutte le altre bocche avevano una rotazione nell’orario di uscita, per cui scendendo da nord a sud c’erano zone che si dividevano dalla sera della domenica al lunedì e così via, in modo da permettere a tutti di utilizzare l’acqua in modo equo e nella miglior maniera possibile.

Pierangelo Banfi, Castellanza (Va), 29 aprile 2011.

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