Angelo Sonzini

Da quando sono nato, nel 1938, ho sempre abitato qui; tutta la mia famiglia, anche mio nonno, ha sempre vissuto qui al mulino. Sebbene mio nonno appartenesse a una famiglia di mugnai era l’unico dei quattro fratelli a non praticare questo mestiere, lui infatti era fabbro; conservo ancora l’insegna della sua attività che reca esattamente la dicitura “Sonzini Angelo, fabbro con fabbrica di reti metalliche e frena ruote per carri e carretti”.
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Marco Besozzi

Dal 2005 sono vicepresidente del Consorzio del Fiume Olona, ma la mia esperienza con il Consorzio e con il fiume comincia molto tempo prima. Io sono proprio nato sull’Olona, a Pogliano ed erano di Pogliano anche i miei genitori che qui possedevano dei terreni che non erano destinati all’agricoltura, a differenza del terreno di cui io oggi sono proprietario, ma venivano utilizzati per l’estrazione dell’argilla: fino agli anni ’60 questa zona in effetti era ricca di fornaci. Anche i miei bisnonni erano dei “fornaciari”. Poi nel dopoguerra, in seguito alla carenza di argilla, le fornaci chiusero e gradualmente i suoli cambiarono destinazione d’uso.
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Fulvio Miscione

Nel novembre 2003 sono entrato nell’organico del Consorzio del fiume Olona e successivamente, in un consiglio di amministrazione, sono stato eletto presidente. Da quel momento inizia la mia storia al Consorzio e da allora abbiamo cominciato a buttare nel Consorzio le idee che hanno contraddistinto la mia professione in un altro ambito, cioè nell’ambito industriale.
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Coltivare in modo naturale: agricoltura biologica

Se ci si pensa bene, è alquanto assurdo che si debba certificare il biologico, che di per sé è una cosa normale come diceva anche Petrini, il presidente di Slow Food, in un articolo che ho letto di recente. Avrebbe sicuramente più senso certificare un prodotto che non è naturale, dove si utilizzano pesticidi o quantomeno sostanze chimiche,  piuttosto che una coltura biologica, che poi non è altro che l’agricoltura tradizionale, naturale.
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L’Olona a Vanzago

Per noi a Vanzago l’Olona era una cosa un po’ fuori, le alluvioni interessavano Pogliano. A Pogliano c’era un quartiere che si chiamava Polesine, prima del ponte, dove c’è la Madonnina di Lourdes. Dopo han fatto sponde migliori, ma quando ci fu l’alluvione del ’51 del Polesine, si allagò tutta Pogliano di là, per questo si chiama Polesine, era tutta una zona di villette.
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Coltivare a rotazione

I miei nonni erano affittuari della prebenda parrocchiale, cioè della parrocchia di Vanzago, che fin dal '300 aveva circa trecento pertiche di terra in Vanzago, in tre o quattro dislocazioni, che affittava a cinque o sei famiglie. Una di queste famiglie era quella del mio bisnonno. Avevano un contratto come gli altri contadini, solo che il reddito di questa roba qui andava al parroco. I miei nonni, come tutti, coltivavano a rotazione: una parte a frumento, una parte a granoturco, una parte a prato, perché avevano una o due mucche, poi un vitello, possibilmente ogni anno, ma non è detto. Questa terra l'han tenuta finché hanno venduto le case, perché poi a metà anni '50 anche loro hanno comprato un lotto.

Gioachino Mauri, Castellanza (Va), 8 marzo 2011.

Vanzago, tra manifattura e urbanizzazione

L’immigrazione a Vanzago è stata pochissima, anche la prima immigrazione, quella cosiddetta  meridionale. Non sono arrivati in molti a Vanzago, perché Vanzago, per una serie di ragioni, non aveva impiego diretto, fabbriche dirette. C’era il salumificio fratelli Carini e l’officina Cantoni. Arrivavano dal Trentino, in particolare della val di Cembra. Da quella zona sono arrivate diverse famiglie e lavoravano per Cantoni. Invece, con la filanda, ci fu immigrazione residenziale.

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Inquinamento, schiume e colori dell’acqua


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Giacomo Molaschi

Io sono un agronomo, laureato in scienze agrarie a Milano nel 2001 e mi occupo ormai in modo professionale di agricoltura, nel senso che dal 2006 sono responsabile della nostra azienda piemontese e in più collaboro con una società di consulenza ambientale di Gallarate.

Giacomo Molaschi, Nerviano (Mi), 30 maggio 2011.

La famiglia di Giacomo Molaschi possiede il Mulino Star Qua e ne cura il restauro e la conservazione. Il mulino non è attualmente in funzione, ma qui viene venduto il riso prodotto dai Molaschi in Piemonte.

Inquinamento, fiume chimico

L'Olona dagli anni '50 era nauseabonda. Il bagno io non l'ho mai fatto. Siamo cascati dentro una volta con la barchettina dell'amico Rossi, siamo inorriditi, ci siamo lavati cento volte. Già nel dopoguerra non si poteva più. C’era una schiuma perenne e poi c’era sempre un odore strano, un odore di chimica, non era neanche di fogna, perché negli ambienti contadini l’odore di fogna era familiare, il letame buono ha un odore, ma la gente nostra non lo considerava nauseabondo, invece l’Olona aveva un odore chimico nauseabondo.

 Gioacchino Mauri, Castellanza (Va), 8 marzo 2011.


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