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Castellanza

Comune sopra Legnano bagnato dall’Olona. La superficie irrigata con acque consorziali è di ett. 9.43.40 e la forza motrice è rappresentata da rodigini n. 14.

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pag. 79.

 

Candeggio

Parecchi stabilimenti di sbianca con processi chimici furono impiantati lungo l’Olona sotto il nome di candeggi. Esssi scaricano nel fiume le acque di rifiuto dopo una confacente depurazione. Tutte le tintorie sono provviste di un reparto di candeggio. La sostanza più in uso per questa preparazione è l’ipoclorito di calcio. Nel 1920 i principali stabilimenti di candeggio lungo l’Olona sono qui sotto elencati:

  • Visconti esercito da Gadda         in Fagnano
  • Comi successo a Careghini         in Fagnano
  • Pigni fratelli                                in Fagnano
  • Scandroglio                                 in Fagnano
  • Candiani Enrico con tintoria       in Fagnano
  • Lualdi & Grassi                           in Marnate
  • Tosi già Alfieri                            in Castellanza
  • Cotonificio Cantoni                     in Castellanza
  • Binda & C. già Castiglioni          in Castellanza
  • Cerrini & C.                                 in Castegnate
  • Mottana & C. già Bernocchi       in Legnano

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pagg. 4-5.

Inquinamento, fiume chimico

L'Olona dagli anni '50 era nauseabonda. Il bagno io non l'ho mai fatto. Siamo cascati dentro una volta con la barchettina dell'amico Rossi, siamo inorriditi, ci siamo lavati cento volte. Già nel dopoguerra non si poteva più. C’era una schiuma perenne e poi c’era sempre un odore strano, un odore di chimica, non era neanche di fogna, perché negli ambienti contadini l’odore di fogna era familiare, il letame buono ha un odore, ma la gente nostra non lo considerava nauseabondo, invece l’Olona aveva un odore chimico nauseabondo.

 Gioacchino Mauri, Castellanza (Va), 8 marzo 2011.


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Cavo Diotti

In un fascicolo che si trova nell’Archivio del Consorzio, c’è una sintesi della secolare questione del cavo Diotti, a cui sono dedicati una decina di faldoni, che riportano, soprattutto, una lunghissima causa. Il Diotti introduceva una certa quantità d’acqua a monte, che lui aveva rilevato anche dalla Svizzera valorizzando alcune fonti.
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