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Danilo Banfi

Purtroppo io non ho mai lavorato nella mia azienda agricola tutto il giorno. Gli unici tre mesi in cui io mi sono dedicato totalmente all’agricoltura sono stati quelli dal giorno del congedo militare al giorno in cui sono andato a lavorare in fabbrica, sono passati solo tre mesi. Perché io, fortunatamente, forse all’epoca c’erano meno problemi, mi sono diplomato perito elettronico poi ho lavorato subito in aziende dove mi sono specializzato nell’informatica: tutt’ora lavoro in azienda dove faccio l’help desk. Quindi tutt’altra cosa dall’agricoltura, cui mi dedico solo parzialmente.

Danilo Banfi, Parabiago (Mi), 16 marzo 2011.

Danilo Banfi è nato e cresciuto a Parabiago, dove attualmente risiede e dove è titolare – insieme al fratello Pierangelo – di un’azienda agricola zootecnica. Danilo si occupa in special modo dell’allevamento delle vacche da latte, che gestisce anche attraverso un database da lui stesso ideato.

Coltivare in modo naturale: agricoltura biologica

Se ci si pensa bene, è alquanto assurdo che si debba certificare il biologico, che di per sé è una cosa normale come diceva anche Petrini, il presidente di Slow Food, in un articolo che ho letto di recente. Avrebbe sicuramente più senso certificare un prodotto che non è naturale, dove si utilizzano pesticidi o quantomeno sostanze chimiche,  piuttosto che una coltura biologica, che poi non è altro che l’agricoltura tradizionale, naturale.
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Vanzago, tra manifattura e urbanizzazione

L’immigrazione a Vanzago è stata pochissima, anche la prima immigrazione, quella cosiddetta  meridionale. Non sono arrivati in molti a Vanzago, perché Vanzago, per una serie di ragioni, non aveva impiego diretto, fabbriche dirette. C’era il salumificio fratelli Carini e l’officina Cantoni. Arrivavano dal Trentino, in particolare della val di Cembra. Da quella zona sono arrivate diverse famiglie e lavoravano per Cantoni. Invece, con la filanda, ci fu immigrazione residenziale.

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Giacomo Molaschi

Io sono un agronomo, laureato in scienze agrarie a Milano nel 2001 e mi occupo ormai in modo professionale di agricoltura, nel senso che dal 2006 sono responsabile della nostra azienda piemontese e in più collaboro con una società di consulenza ambientale di Gallarate.

Giacomo Molaschi, Nerviano (Mi), 30 maggio 2011.

La famiglia di Giacomo Molaschi possiede il Mulino Star Qua e ne cura il restauro e la conservazione. Il mulino non è attualmente in funzione, ma qui viene venduto il riso prodotto dai Molaschi in Piemonte.

Cavo Diotti

In un fascicolo che si trova nell’Archivio del Consorzio, c’è una sintesi della secolare questione del cavo Diotti, a cui sono dedicati una decina di faldoni, che riportano, soprattutto, una lunghissima causa. Il Diotti introduceva una certa quantità d’acqua a monte, che lui aveva rilevato anche dalla Svizzera valorizzando alcune fonti.
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Pierangelo Banfi

Pierangelo Banfi, come dipendente del Consorzio fiume Olona, è erede di un mestiere fondamentale, quello di custode delle acque.
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Piene d’Olona

Le grandi piene al ponte di Pre in confine fra i Comuni di Varese e di Malnate si valutavano a 30 m cubici al secondo, ma certamente devono essere superiori a questa cifra


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Alluvioni

L’Olona ha carattere torrentizio e trasporta nelle piene forti ammassi di ghiaie. Queste alluvioni sono costruite, all’origine montana, da ciottoli nei quali abbonda il materiale rosso porfirico della Valganna e della Bevera.

L. Mazzocchi, Dizionario del fiume Olona, Consorzio del fiume Olona, Parabiago, 2008, pag. 9.

 

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